Firmiamo la petizione. Chiediamo che “Fame d’amore” torni in seconda serata

Sono quasi mille le firme sotto la petizione lanciata su Change. org da Beatrice Crespi per far tornare almeno in seconda serata il programma “Fame d’amore”: la docu-serie che su Rai Tre racconta i disturbi del comportamento alimentare attraverso la voce di ragazze e ragazzi.

Un cambio di programmazione arrivato all’improvviso su cui non c’è traccia di qualsivoglia motivazione che giustifichi lo slittamento in terza serata di un programma, di servizio pubblico, che gode di ottimi ascolti in termini di Auditel. Un’implicita censura che, prima ha visto la cancellazione della puntata di domenica 19 gennaio, e che poi farà slittare “Fame d’amore” dopo la mezzanotte a partire da domenica 26.

Non serve essere esperti massmediologi per capire come una scelta del genere avrà un’influenza sul pubblico che non potrà avere i contenuti proposti da “Fame d’amore” in un orario umano nel quale poterli accogliere nel modo giusto. Viene così disatteso un compito importante della televisione pubblica: quello di far porre l’attenzione su temi importanti e di fornire un aiuto concreto a chi guarda e magari si riconosce nelle storie raccontate.
Già la seconda serata è una collocazione difficile, che richiede un enorme grado di coinvolgimento da parte del pubblico che sceglie di sintonizzarsi quando la prima serata è ancora in corso sulle altre reti. La terza serata è una missione impossibile che va a penalizzare i contenuti di importanza pubblica veicolati in “Fame d’amore”. Basta pensare alla propria routine serale per comprendere il danno ai protagonisti, ai professionisti che lavorano nella produzione e ai cittadini che avranno un limite in più nella fruizione del programma.

È per questo che è importante puntare l’attenzione sullo slittamento della trasmissione: tema che ci riguarda tutti come contribuenti e editori morali della TV pubblica. È importante anche pretendere una spiegazione per una scelta che va contro ogni dato oggettivo che la possa giustificare. Magari, dopo aver contato tutte le canne che si fa Rocco Schiavone, qualcuno ci dirà anche il processo mentale che ha portato allo spostamento di una trasmissione molto seguita che fa esattamente ciò che la TV pubblica dovrebbe fare.

Dispiace che questo non venga messo in luce da chi, solo tre settimane fa, giustamente ha dedicato molti articoli a “Fame d’amore”. Un’attenzione mediatica encomiabile che però andrebbe portata avanti nel momento in cui accade qualcosa che stride con il concetto di servizio pubblico. Se il lancio della sesta stagione ha avuto un’eco mediatica importante, il suo slittamento al momento non sembra trovare la stessa attenzione. Ed è un indicatore significativo di quanto teniamo davvero alle cose. Lo scrivo con profonda amarezza pronto a rettificare qualora avvenisse il contrario.

Anche per questo tengo a dare spazio alla petizione lanciata da Beatrice Crespi che potete firmare qui . Facciamo sentire la nostra voce di cittadini e di telespettatori attenti.

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