Mamma Rai sospende e fa slittare “Fame d’amore”

Ancora una volta la voce dei giovani viene fatta sentire a pochi.

Mamma Rai ha deciso di penalizzare “Fame d’amore” la docuserie che porta su Rai Tre il racconto dei disturbi del comportamento alimentare. Infatti la terza puntata della serie condotta da Francesca Fialdini domani sera non andrà in onda e, a partire dal 26 gennaio, sarà trasmessa oltre la mezzanotte.

Una notizia grave che offende un prodotto televisivo, chi lavora per realizzarlo ma soprattutto i giovani che attraverso “Fame d’Amore” si sono aperti raccontando una fase molto delicata della loro vita. E non si dica “tanto c’è su RaiPlay” perchè il danno è enorme comunque: un contenuto pensato per la messa in onda, certo si può vedere anche in on demand, ma l’effetto di ritorno sarà diverso.

Nelle formazioni ci insegnano cosa significa servizio pubblico, come lo si realizza e la sua importanza per una democrazia. “Fame d’amore” fa esattamente servizio pubblico portando nelle case delle persone un tema complesso e delicato che molto spesso viene osservato con lenti sbagliate e dannose. È servizio pubblico che va in onda su una rete che, fino a prova contraria, appartiene allo Stato e quindi a tutti noi. Per vederla in modo romantico e strabico rispetto alla cruda realtà: quando si parla di Rai siamo tutti editori perchè tutti contribuiamo, da un po’ di tempo in modo obbligato, a rendere possibile economicamente la vita della Rai.

Se siamo tutti un po’ editori lo slittamento di un programma così importante ad un orario complesso, dopo uno stop di una settimana, ci dovrebbe preoccupare. Invece di contare quante canne fuma Rocco Schiavone, forse è bene che chi rappresenta il controllo dei cittadini sulla Rai si dia una mossa per avere una spiegazione e, se possibile, far sapere a chi sa lui, che la TV pubblica è una cosa seria.

Quella dello slittamento di “Fame d’amore” in una fascia oraria al limite della missione impossibile è una notizia che deve mettere sull’attenti chi si occupa d’informazione, chi crea contenuti, chi scrive, chi tutti giorni si sveglia e prova a raccontare un pezzo di mondo. Deve suggerirci come esista un grave problema che riguarda chi crea e chi usufruisce dei contenuti; ci deve indicare come ancora una volta la voce dei giovani, di quelli che nei discorsi ufficiali sono sempre “i cittadini del futuro”, è stata silenziata. Ci deve preoccupare per l’assenza di un parametro oggettivo di giudizio e di scelta; deve obbligarci moralmente tutti a chiedere spiegazioni.
Non è una notizia che riguarda solo quella produzione, quel singolo autore, quella singola giornalista: attiene alla coscienza di tutti sia per il metodo sia per il merito che ancora non è dato sapersi.

All’uscita della notizia, sull’onda dello stupore per il disorientamento generale che ha declassato pure Auditel, ho proposto a chi mi segue di sfidare questa scelta. Da domenica 26 tutti svegli dopo il Tg3 notte per guardare “Fame d’amore”.

Per chi come me crea contenuti questa non è solo una notizia politica: è uno schiaffo, una violenza, un accartocciare il lavoro di tanti colleghi e colleghe. È un po’ come passare sopra ai protagonisti di questo contenuto. Il lavoro e lo spirito di servizio con cui lo si porta avanti non può essere maltrattato in questo modo.

Mando un abbraccio a tutti coloro che ci lavorano: a Francesca, agli autori, agli operatori, ai registi: realizzate qualcosa di pubblicamente importante; il problema è chi non se ne accorge.

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