Sono convinto di come ci siano momenti che resteranno indelebili nella mia memoria umana e professionale. Debuttare dopo quindici anni di pausa a Sasso Marconi, la mia città, è sicuramente fra quegli attimi che segnano emotivamente.
Risalire in bicicletta dopo anni di altre avventure è stato travolgente: una sensazione nettamente diversa rispetto a quella di un tempo, doppiamente emozionante perchè percepisci ogni secondo il paragone con allora. É inutile che lo provi a scacciare: quello arriva, ti prende nel buio della quinta e ti fa riflettere.
Ascoltare il pubblico, sentirlo ridere e distinguere nettamente alcune risate è qualcosa di unico che, non solo ti aiuta a lavorare, ma ti fa vedere quei volti davanti a te anche se non li vedi.
E poi arriva il finale quando finalmente li vedi illuminarsi quei volti. Solo che, invece di essere seduti come te li immagini, sono in piedi. Credo che questa immagine paralizzerebbe anche qualcuno senza ego.
È qualcosa di enorme che personalmente commuove anche quando sono seduto in platea: dal palco la commozione si triplica e ti paralizza talmente è l’onore provato.
Penso che i giudizi li debbano dare gli altri, chi sta davanti, ma il 22 maggio il Teatro di Camelot ha fatto qualcosa di gigantesco per il quale sono grato al regista Alberto Canepa, a tutti i colleghi, agli assistenti, a chi mi ha aiutato dietro le quinte. È un lavoro sì, ma è un lavoro che senza emozione non si fa.







Lascia un commento