Ci sono principi su cui è impossibile aprire un dibattito: tutti, o quasi, sappiamo che la Terra è rotonda; tutti, o quasi, sappiamo che il Sole è fermo ed è la Terra a girargli intorno. Un terrapiattista temo non sarebbe accolto facilmente all’interno di un dibattito scientifico così come un negazionista del principio di gravità aprirebbe bocca con difficoltà in un simposio di fisici.
Se il principio di gravità è una delle basi della fisica, l’antifascismo è il fondamento della politica italiana: è il presupposto della sua esistenza. Eppure ogni anno, all’avvicinarsi del 25 aprile, qualcuno tiene a far notare che non crede alla gravità, che non crede alla rotazione della Terra intorno al Sole, che non crede che l’antifascismo sia un fondamento della Repubblica italiana. L’aspetto più drammatico è come, questo qualcuno, non venga eiettato fuori dalla politica italiana con il seggiolino di 007 come probabilmente accadrebbe a un fisico che negasse il principio di gravità.
In questo caso sì che rappresenta una discriminante, ma una discriminante necessaria per giocare al gioco della democrazia. L’antifascismo non è un’idea al pari della Destra e della Sinistra su cui ci si può scornare fino a distruggersi la testa: l’antifascismo è la base, è l’alfabeto della politica italiana; è qualcosa di indispensabile per un rappresentante dei cittadini. Non fosse altro che per il fatto che, se oggi è possibile rappresentare idee diverse, lo si deve all’antifascismo come negazione di un regime illiberale che ha distrutto l’Italia.
L’antifascismo non sono tutti i simboli che con il tempo hanno creato un certo immaginario collettivo a tratti stereotipato; essere antifascisti non significa per forza issare una bandiera rossa, essere antifascisti non significa comprare un quotidiano piuttosto di un altro; non significa neanche essere obbligati a scendere in piazza il 25 aprile se non si vuole. Essere antifascisti significa convenire, concordare, sul fatto storico che il fascismo è stato il male per il Paese in cui viviamo. Questo è: la base per ogni cittadino ma in particolare per chi ricopre un ruolo politico che tutti i giorni gode dei diritti conquistati con la Liberazione.
Sarebbe un salto di qualità assistere a un anniversario della Liberazione senza polemiche, senza “ma”, senza “se”; senza citare altri regimi per innescare pseudo gare di atrocità. Sarebbe bellissimo arrivare al 25 aprile come alla festa della democrazia, del confronto.
Anche quest’anno l’anno prossimo







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