Ho visto la puntata di Pulp Podcast con ospite Giorgia Meloni. Occorre purtroppo dichiararlo nell’introduzione per infilarsi subito fra quelli che, esprimono un’opinione personale, avendolo però visto. Sì: sono polemico se qualcuno se lo stesse chiedendo.
C’è un’importante premessa che è necessario porre all’inizio, forse è più una domanda alla quale non ho una risposta netta. È opportuno che i politici vadano ospiti di format non giornalistici che quindi possono non sottostare alle norme deontologiche di quella professione?
È tutt’altro che un tema banale e spiega parte delle polemiche degli ultimi giorni intorno a questa puntata del podcast di Fedez e Marra. Ad esempio il contraddittorio è auspicabile ma non necessario. Oppure: esiste una capacità giornalistica di verificare le affermazioni dell’ospite?
Siccome tuttavia il salotto di Fedez e Marra è un vero salotto privato portato avanti da due influencer, Giorgia Meloni lì ci poteva andare senza preoccuparsi del diniego altrui.
Detto questo un grande colpo mediatico evidenziato anche dall’introduzione seriosa affidata a Fedez.
Dentro la puntata
Dal punto di vista della quantità dei contenuti mi aspettavo molto di più. In 55 minuti di puntata, fra un “tu” informale e un “lei” incostante l’intervista centra unicamente due argomenti: politica estera, con il conflitto iraniano, la guerra in Ucraina e il referendum. Niente spazio a domande frivole che non sarebbero guastate; almeno, io ero pronto a gustarmele e un po’ di voglia di dolce sinceramente mi è rimasta.
Sulle questioni internazionali Giorgia Meloni sfoggia tutta la sua posizione di incombent: mostra estrema sicurezza, conoscenza dei fronti aperti e una dose massiccia di pragmatismo quando si parla di problemi di politica interna come l’aumento dei prezzi delle energie fossili e i possibili sistemi per fronteggiarli.
A questo punto arriva la domanda meno istituzionale di tutte: la pone Fedez che chiede a Meloni il motivo della norma che crea uno scudo penale agli agenti segreti che si macchiassero di reati nello svolgimento delle funzioni.
Meloni qui mostra al pubblico la parte di alta responsabilità del ruolo che ricopre: digressione che ritroviamo anche in molte interviste a Matteo Renzi. Una responsabilità percepita nettamente dal politico che quasi spiega la grande trasformazione che Meloni ha fatto passando dall’opposizione al governo.
Arriva poi il piatto forte: il primo piatto, il tema dei temi; il referendum. Qui Meloni è imbattibile perchè cancella la Giorgia Meloni dei comizi e spiega in modo secco qual è l’intento della riforma usando retroscena che in quel momento nessuno le potrebbe confutare. Tanto più su dinamiche di un’istituzione della quale non sappiamo neanche l’indirizzo. Racconta ad esempio il sistema attuale della scelta della componente laica del CSM: questioni che potrebbe contraddire, nel contesto del podcast, solo un altro rappresentante politico, magari di pari rilevanza.
In questo caso è Marra a lanciare la provocazione notando come la campagna referendaria sia stata pessima da entrambe le parti. È l’unico punto nel quale Meloni cerca di stare in equilibrio rigettando l’accusa sugli altri ma ammettendo qualche scivolone.
L’assenza pesante
Parlando di referendum non potremmo purtroppo vedere l’altro fronte sulla stessa poltrona, a parte qualche leader minore che non ha certamente lo stesso peso politico di Elly Schlein. Non è noto il motivo per cui non abbia sfruttato la stessa opportunità che Meloni strategicamente ha colto. Sarebbe stata probabilmente una monografica anche per Schlein ma a quel punto avrebbe avuto accesso allo stesso potenziale pubblico di Meloni. Non lo ha fatto, con il risultato di aver regalato un palco all’avversaria che può vantare meglio di lei la conoscenza delle carte..
Quella di Giorgia Meloni a Pulp Podcast è stata una puntata di quel contenitore, con quello stile, con un’ospite indiscutibilmente d’eccezione. Pretendere che per quell’occasione il podcast di Fedez e Marra diventasse Il Corriere della Sera non tiene conto della coerenza stilistica che deve tenere quel contenitore. Si può, questo sì, scegliere se andare o meno sapendo però come in quel contesto ognuno valga per sé.






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