Quando si è aperta la campagna referendaria mi sono detto che forse valeva la pena metterci la faccia: questa volta da cittadino che parla in qualche modo ad un pubblico. L’ho fatto per la prima volta senza l’obiettivo di convincere qualcuno ma con la speranza di aggiungere un tassello al dibattito.
Mi sono dichiarato subito a favore della riforma perchè, nel merito, senza guardare ai colori politici, è una modifica che può aprire un’altra era: più trasparente, più giusta e rendere più complicata l’organizzazione politica laddove la politica non deve entrare. Proprio perchè mi sento libero, senza più parti in gioco, ho anche palesato dubbi quando li ho avuti. Ora però è giunto il momento di ribadire la mia posizione per il SÌ prima di tornare alla mia nuova attività.
Rimango convinto della bontà della riforma rintracciandola nel testo lontano dal chiasso indistinto a cui abbiamo assistito in questi giorni. Adesso arrivo a capire chi non vota: dall’interno non te ne rendi conto, ma da fuori ti accorgi come se le cantino e se le suonino senza percepire come sotto al palcoscenico ci sia qualcuno che vuole capire come orientarsi. Magari perchè lavora dodici ore al giorno e non ha tempo di leggere l’oggetto di cui si discute.
Fra un “pericolo autoritario” e un “mai più un caso Garlasco” c’è chi vorrebbe vedere un dibattito nel quale ci si scontri sul merito e non su altro con poca attinenza al referendum. Questa non è la politica che mi piace, per cui provo passione. È una politica che non si fida delle istituzioni che amministra o che ha amministrato; è una politica che usa il referendum come le elezioni politiche, e le elezioni politiche come referendum. È una politica che, presa dall’istante in cui è, non ricorda da dove viene e che proposte ha fatto nel tempo; è una politica che se lo dico io sono un genio, se lo dice il mio avversario diventa improvvisamente un attentato.
Da ora in poi sarò daltonico e quindi mi baso sul testo di legge. Due CSM, carriere separate fra chi giudica e chi accusa, un Alta Corte terza che dirime le condotte incerte e un sorteggio che complica la vita alla politica che si mette in testa di amministrare la giustizia.
È evidente che nessuna norma sarà mai in grado di estirpare la sfera politica del singolo, ma il sorteggio disincentiva l’organizzazione di aree che andrebbero bene in un contesto politico ma non nel Consiglio Superiore che determina nomine, assegnazioni e scatti di carriera. Si tratta di buonsenso, non di Destra o di Sinistra; si tratta di correggere una dinamica poco trasparente che nel corso del tempo ha portato a perdere di vista il ruolo fondamentale del CSM.
Consiglio Superiore della Magistratura nel quale il Parlamento avrà lo stesso peso di oggi. Un terzo sarà sempre più piccolo di due terzi.
E in ultimo più trasparenza nei ruoli: il giudice seguirà un percorso giudicante e il PM un percorso requirente. Entrambi i ruoli non sono soggetti a nessun controllo del governo: perchè accada servirebbe un’altra riforma della Giustizia.
Liberiamo il campo da retropensieri che con il diritto non hanno a che fare. Nella sua complessità il tema è semplice: ti convince questo nuovo assetto? A me sì quindi domenica e lunedì voterò SÌ.
Poi il prossimo anno penseremo a Meloni o non Meloni, sempre che dall’altra parte si muova qualcosa o che Trump non ci conquisti perchè ha bisogno di un posto dove giocare a paddle.






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