I ragazzi speciali di Venditti, ma anche un po’ di tutti 

Nell’estate rovente del Calippo tour che ha scalato le classifiche meglio di un tormentone musicale, a raffreddare la situazione in vista dell’autunno ci ha pensato Antonello Venditti che, molto più banalmente, ha spezzato il caldo con una doccia fredda sgretolando la sua immagine poetica.

Le abbiamo lette un po’ tutti le ricostruzioni: durante un concerto del cantante simbolo della romanità una fan fra il pubblico ha manifestato la sua emozione interrompendo involontariamente il momento aneddotico di Antonello Venditti. Il cantante, invece di tirare dritto sul copione ha pensato che fosse opportuno reagire in modo coatto al fastidio provocatogli dalla fan. L’ha insultata. A questo punto un assistente di palco si avvicina a Venditti e gli sussurra che si tratta di una “ragazza speciale” provocando una reazione ancora più dura della star che commenta sottolineando, come non esistano “ragazzi speciali” e che si tratta di educazione.

Peccato che quella “ragazza speciale”, seduta in platea, fosse una persona con una forma di autismo che stava solo manifestando le sue emozioni . Scatta la polemica, Venditti fa un video di scuse che, più che un video di scuse, sembra un compitino fatto solo per liberarsi dalle grinfie dell’ufficio stampa che probabilmente sta ancora sbattendo la testa contro un asta reggi casse. 

Dal video emerge evidente tutto l’imbarazzo di chi non ha ancora capito il fatto facendo un uso massiccio di retorica sui ragazzi speciali, di quanto sia forte la famiglia della persona che ha gentilmente insultato e di come non abbia capito la situazione sul momento. 

Mettiamo da parte il desiderio italico di un perenne derby su qualunque cosa. Venditti ha sbagliato a reagire perchè non aveva la minima idea delle fattezze di chi aveva sentito: fari in faccia più occhiali da sole del personaggio, potresti avere difronte l’ambasciatore del Marocco e non te ne renderesti conto. 

Avrebbe dovuto dedurre qualcosa dall’informazione che gli è stata prontamente fornita dall’assistente il quale, però, ha usato una definizione che non significa nulla. E se avesse usato il termine “disabilità”, sarebbe cambiato qualcosa? Non lo possiamo certo sapere ma in quel caso anche uno appena sveglio avrebbe potuto capire come non si trattasse di una contestazione.

Nel dubbio il silenzio è sempre la scelta giusta per chiunque: sia che si stia parlando da un palco, sia che ci si trovi seduti al tavolo di un ristorante. Nel caso specifico tuttavia usare un linguaggio descrittivo appropriato, forse avrebbe evitato tutta quella stronzaggine dall’uomo che ha scritto l’inno sportivo più bello del mondo,, in grado di creare un abbraccio collettivo intorno ai colori di una squadra di calcio. Oppure avrebbe certificato, con tanto di bollo la sua ignoranza.

Viviamo nell’epoca nella quale stiamo togliendo l’uso delle vocali perchè escludenti, siamo in quell’era, molto  prossima all’estinzione della specie umana -mi auguro-, in cui ci siamo inventati una “e” rovesciata, che non abbiamo ancora capito come si legge, per essere più inclusivi. Se in tutta questa follia evolutiva non riusciamo ancora ad usare tutte le parole presenti per descrivere una realtà, un asteroide molto grosso ci dovrebbe centrare in pieno. 

Non è Venditti che deve preoccupare, ci dobbiamo allarmare per tutti quelli che in questi giorni continuano a decantare la “specialità” di questi “ragazzi” senza comprendere come faccia più male dello strafalcione fatto dall’artista. Venditti è uno, chi sta sottolineando la straordinarietà delle persone con disabilità sono molti di più. E, sebbene la buona fede non sia in dubbio, è pericoloso perchè c’è bisogno proprio dell’atteggiamento opposto: abbiamo bisogno ovvero di normalizzare le differenze; percepirle come naturali e parti dell’essere umano. Non di farle percepire come fonte di sacrificio perenne. 

Per chi invece si è fermato al Calippo tour, non si preoccupi: sto cercando il modo migliore per parlarne perchè, al di là del moralismo, le situazioni bisogna comprenderle. 

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